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La trasformazione delle colonne e dei volontari

Quattro volontari si stanno conoscendo meglio partecipando alla decorazione delle colonne-albero


In questi giorni le colonne-albero all’interno della chiesa stanno prendendo forma. Allo stupore di vedere un ambiente familiare trasformarsi sotto ai nostri occhi di ora in ora, si aggiunge un’altra meraviglia, quella generata dalla capacità di un’esperienza artistica di toccare le persone nel profondo. “L’arte si insinua sempre nelle spaccature particolari della vita psichica” ha scritto l’autore Stephen Greenblatt, riflettendo sull’effetto che la lettura di un testo antico nei primi anni di università esercitò su di lui, e così sta accadendo ai quattro volontari che in questi giorni si stanno dedicando a tempo pieno alla decorazione delle colonne.

Andreina

A seguito dello scoppio della pandemia di Covid-19, l’avanzamento del mosaico ha attraversato una fase nuova e inaspettata. I volontari non sono arrivati più da ogni angolo del mondo, ma sono arrivati dai dintorni. E c’è stata anche un’altra novità. In passato, spesso abbiamo riso constatando che l’ambiente del mosaico era senza ombra di dubbio un gineceo, siamo quasi sempre tutte donne. Eppure in questo momento storico così particolare, i volontari che a passo sostenuto stanno trasformando le colonne della chiesa sono quattro uomini, con età, esperienze e interessi assai diversi, ma tutti uniti dal desiderio di dare il loro contributo al mosaico. Bruno, Julio Bracho, Luigi e Loriano sono i nomi dei volontari, che hanno anche accettato di tornare a a scuola, di mosaico ovviamente da Andreina, prima di cominciare a lavorare sulle colonne.

Bruno

Bruno è un pensionato con esperienza di restauro in edilizia, contribuisce al mosaico da anni. In queste ultime settimane si è sentito al telefono quasi tutti i giorni con Andreina, per accordarsi sugli orari di lavoro e per decidere come procedere. La responsabilità per la realizzazione di questa parte del mosaico è molta e Bruno sente che la sua precisione e attenzione possono fare la differenza più che in passato. Trova l’attività di posa del mosaico un modo per riposare la mente dai tanti pensieri che la attraversano continuamente ed è emozionato al pensiero che la sua contribuzione rimarrà a testimonianza della sua passione per le cose ben fatte nei decenni a venire.


Julio Bracho

Julio Bracho è un architetto venezuelano, arrivato da poco al mosaico dalla scuola spagnola Pablo Picasso, dove si sta specializzando. Nella sua mente i pensieri rispetto all’esperienza sul mosaico e al significato, che essa sta acquistando, sono chiari e con sfumature poetiche allo stesso tempo. Trova simbolico che il suo primo contributo all’opera sarà fatto sulle colonne, che per un architetto rappresentano la base portante di un edificio, senza le colonne nessuna struttura potrebbe sorreggersi. Il materiale usato per decorare le colonne sarà marmo, un materiale prezioso e simbolo di vita. Definisce l’opera del mosaico come monumentale e trascendentale insieme, e si sente onorato di potervi partecipare.


Luigi

Luigi è stato il primo volontario del mosaico, arrivato nel lontano 8 luglio 2013, un giorno che ha segnato una tappa storica per l’opera, e il suo entusiasmo e il suo supporto non sono scemati negli anni. È incredulo quando pensa che lui, con le sue semplici mani, sta partecipando alla realizzazione di qualcosa che sopravviverà a lungo, molto più a lungo di lui. Il lavoro sulle colonne lo fa stare per lungo tempo in ginocchio, una posizione che gli ricorda quanto sia umile il suo contributo rispetto alla grandezza dell’opera. Si arrabbia con se stesso quando dalle sue mani non escono decorazioni all’altezza dei suoi pensieri e delle sue aspettative, ma anche questo è un modo per ricordarsi di mantenere l’umiltà di fronte a tanta bellezza.

Loriano

Infine, Loriano, timido e riservato, è arrivato al mosaico da poco più di un anno e ha già aiutato a fare molte cose, inclusa la costruzione dell’area di accoglienza esterna. Questa per lui è la prima esperienza artistica di tutta la sua vita, a dire il vero non conosceva questa sua inclinazione fino a quando ha incontrato Andreina, ma la passione è scoppiata immediatamente. Per lui lavorare sul mosaico è un’attività molto simile alla preghiera, un modo intimo e personale per ringraziare e sentirsi vicino a Dio.


Questi quattro volontari hanno sviluppato una intimità con l’opera che è stata mediata dalle loro esperienze di vita individuali. Ma insieme alla relazione personale, si sta sviluppando tra loro un senso di appartenenza comunitaria, stanno formando un gruppo affiatato e motivato; un qualcosa di intangibile li unisce nel profondo e li fa sentire parte di una umanità molto più ampia, l’esperienza artistica che stanno condividendo.